Il rito del caffè in ufficio migliora la creatività e la produttività: ecco i dati
MILANO – I benefici del rito del caffè nel posto di lavoro sono numerosi. Uno studio di MDPI ha dimostrato che riunirsi in ufficio di fronte a una tazza di caffè può effettivamente migliorare la produttività, il morale e la creatività. Valorizzare i propri dipendenti e creare un ambiente confortevole grazie al rito del caffè potrebbe infatti portare a un aumento generale della produzione e del grado di felicità nel luogo di lavoro. Riportiamo di seguito l’articolo di Andrian Nita per il sito Entrepreneur.
Il rito del caffè in ufficio
MILANO – Non è un segreto che la caffeina sia un popolare stimolante tra i lavoratori. Una tazza di caffè al mattino può aiutare a far partire la giornata per il verso giusto e molte persone si affidano all’espresso per superare le lunghe ore in ufficio.
Mentre alcuni potrebbero vedere il caffè come un modo semplice per rimanere svegli e produttivi, in realtà questa bevanda offre molto di più di quanto possa sembrare.
Negli ultimi anni, la cultura del caffè è diventata per le persone un pretesto per interagire con i propri colleghi e costruire relazioni che vanno oltre il semplice business.
Il rito del caffè si basa principalmente sulle interazioni sociali con i propri colleghi. Questo può includere qualsiasi cosa: dal prendere una tazza di caffè nella sala pausa prima del lavoro al godersi un caffellatte mentre ci si reca in ufficio.
I benefici del caffè
Il rito del caffè al lavoro può coinvolgere pause di intrattenimento più formali in cui i dipendenti hanno l’opportunità di sedersi e parlare con i colleghi in un ambiente rilassato. Questi tipi di pause caffè possono aiutare a stabilire fiducia e comprensione tra i colleghi, il che può essere utile durante i periodi di conflitto.
Quindi, come si può sfruttare il rito del caffè a beneficio del proprio team al lavoro? In primo luogo è importante comprendere l’importanza di fare delle pause durante la giornata lavorativa.
Sebbene molte persone siano tentate di lavorare e ottenere il più possibile in un breve periodo di tempo, questa strategia è in realtà controproducente. Facendo pause frequenti e concedendosi il tempo di ricaricarsi e di entrare in contatto con i propri colleghi si può, infatti, aumentare la propria produttività e creatività.
A differenza delle tradizionali attività di team building, che possono sembrare forzate o imbarazzanti, il rito del caffè è un modo più informale per le persone di riunirsi al di fuori del lavoro e socializzare. In effetti, uno studio di MDPI ha dimostrato che il rito del caffè può effettivamente migliorare la produttività e il morale sul posto di lavoro.
Oltre a fornire una tazza di caffè calda, molte aziende hanno iniziato a offrire vantaggi bonus come pranzi gratuiti e massaggi in loco per attirare i migliori talenti e migliorare la fidelizzazione dei dipendenti. Sebbene questi tipi di offerte abbiano sicuramente i loro vantaggi, il semplice atto di riunire i colleghi di fronte a una tazza di caffè può essere altrettanto potente. Alcuni dei vantaggi chiave che il rito del caffè sul posto di lavoro può fornire includono:
Maggiore creatività e capacità di problem solving
Abbandonando gli ambienti di lavoro tradizionali e consentendo alle persone di socializzare, il rito del caffè può aiutare a stimolare nuove idee e incoraggiare i dipendenti a lavorare insieme in modo più efficace.
Migliore comunicazione tra i membri del team in ufficio
Che si stia facendo brainstorming su nuove idee o collaborando a un nuovo progetto, costruire relazioni con i propri colleghi è essenziale per una comunicazione efficace. Il rito del caffè può aiutare a promuovere una comunicazione aperta fornendo un ambiente rilassato in cui le persone possono interagire tra loro.
Aumento della motivazione e del morale
Quando i dipendenti si sentono parte di una comunità è più probabile che siano coinvolti e motivati sul lavoro. Il rito del caffè può aiutare a creare un senso di cameratismo tra i colleghi e ciò può portare a livelli più elevati di produttività.
Il rito del caffè sul posto di lavoro è più di un semplice modo per rimanere vigili e portare a termine il proprio dovere.
Riunire le persone grazie al caffè può avere un impatto positivo su creatività, comunicazione e motivazione. Se si è alla ricerca di un modo per migliorare il posto di lavoro è possibile prendere in considerazione l’idea di avviare una propria cultura del caffè.
Valorizzare il personale in ufficio
Uno degli aspetti più importanti di un posto di lavoro di successo è assicurarsi la fedeltà dei propri dipendenti. Per mantenere i talenti migliori è importante creare un ambiente che sia divertente e coinvolgente.
La cultura del caffè può aiutare fornendo ai dipendenti un modo per socializzare e connettersi tra loro. Quando le persone si sentono parte di una comunità è più probabile che rimangano.
Secondo un sondaggio condotto da Nespresso:
- Il 65% dei dipendenti si aspetta caffè di alta qualità sul posto di lavoro.
- Il 77% dei dipendenti concorda sull’importanza delle pause caffè mattutine.
- Il 92% dei dipendenti desidera avere uno spazio sociale (spazi caffè/pranzo) in ufficio.
Queste statistiche mostrano che la cultura del caffè è una componente importante della soddisfazione e della fidelizzazione dei dipendenti ed è qualcosa in cui più aziende dovrebbero investire. Se si vuole creare un ottimo posto di lavoro e rendere felici i propri dipendenti è doveroso costruire una propria cultura del caffè.
Man mano che i vantaggi della cultura del caffè diventano sempre più ampiamente riconosciuti, sempre più aziende stanno iniziando ad abbracciare questa tendenza. Da una migliore creatività e comunicazione a una maggiore motivazione e morale: la cultura del caffè può avere un grande impatto positivo sulla propria attività.
Fonte: Comunicaffè
Emicrania e caffè: un rimedio antico con solide basi scientifiche
MILANO – Un caffè contro l’emicrania: questo antico rimedio della nonna potrebbe avere solide basi scientifiche. Alle sue radici ci sarebbe infatti all’azione vasocostrittrice, lievemente analgesica, esercitata dal caffè sui vasi sanguigni. Le ricerche sui fattori di rischio per l’emicrania continuano a fornire prove a sostegno della teoria secondo cui i vasi sanguigni cerebrali sarebbero da includere fra gli elementi che entrano in gioco nella genesi di questa forma di mal di testa.
L’ultima in ordine di tempo è stata pubblicata da un consorzio internazionale di ricercatori sulle pagine di Nature Genetics. La ricerca ha portato all’individuazione di almeno 30 nuovi fattori di rischio genetico per l’emicrania. Nove dei quali corrispondono a geni precedentemente coinvolti in alcune patologie vascolari e altri 4 nella regolazione del tono vascolare.
La nuova ricerca ha previsto di combinare i dati provenienti da 22 studi di genomica, per un totale di 375 mila partecipanti di origine europea, americana e australiana, fra cui 60 mila persone affette da emicrania.
Sono state così individuate 38 regioni del genoma associate alla presenza di questa forma di mal di testa. Nella maggior parte dei casi al loro interno sono presenti geni già noti agli scienziati. Solo 10 erano già state associate in passato al rischio di emicrania. “Sono state scoperte decine di nuovi fattori di rischio”. Sottolinea Aarno Palotie, l’esperto a capo del consorzio che ha condotto il nuovo studio. Precisando che ciascuno di questi fattori contribuisce all’aumento del rischio solo in piccola parte.
Secondo John-Anker Zwart, esperto dell’Ospedale Universitario di Oslo coinvolto nella ricerca, l’individuazione di questi fattori di rischio genetico rappresenta “il primo passo concreto verso lo sviluppo di trattamenti personalizzati basati su prove scientifiche” contro l’emicrania.
Un disturbo debilitante che colpisce circa un settimo della popolazione mondiale. I meccanismi sono però ancora poco conosciuti, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di messa a punto di terapie efficaci.
Sottogruppi
“In futuro – auspica Zwart – speriamo che queste informazioni possano essere utilizzate per dividere i pazienti in diversi gruppi di suscettibilità genetica per studi clinici sui farmaci, in modo da aumentare la possibilità di identificare il miglior trattamento specifico per ciascun sottogruppo”.
Altro che “tazzulella e caffè”, l’Italia si scopre amante del tè
Con proprietà calmanti ed eccitanti insieme il tè sta conquistando anche anche Paesi amanti del caffè come il nostro e, inaspettatamente, anche i giovani e gli uomini, oltre agli chef stellati. Ecco le nuove tendenze secondo il tea master Emmanuel Juneau-Lafond
MILANO – Altro che “tazzulella e caffè”, l”Italia si scopre amante del tè A Milano, alla boutique Dammann Frères (dammann.fr, piazza XXV Aprile), abbiamo incontrato il Tea Master Emmanuel Jumeau-Lafond che ci ha svelato durante una degustazione guidata alcuni punti chiave della cultura del tè in Europa.
Per chi è praticamente a digiuno di cultura del tè, da quali miscele iniziare?
Se si arriva da una conoscenza base data per esempio dai prodotti della grande distribuzione, consiglio di iniziare con del tè nero, oolong, ovvero semiossidato, o del tè aromatizzato. Questo permette di entrare in contatto con qualcosa che si conosce già e con un gusto facilmente comprensibile.
Il tè bianco o verde, invece sono un po’ più sottili da comprendere e quindi è bene assaggiare questi tè e quelli più costosi, con bouquet raffinati, solo quando il palato è stato educato un po’di più. Inoltre visto che può essere disorientante entrare in una boutique dove si trovano centinaia di tè abbiamo creato nei nostri store degli espositori appositi che accolgono i clienti, che possono scoprire alcune delle miscele concretamente, una per una.
Teina nel tè e caffeina nel caffè, come si differenziano e quali effetti hanno sul nostro organismo?
Prima di tutto: teina e caffeina sono la stessa molecola. Nel tè secco c’è più caffeina che nel caffè, ma dentro la tazza di tè alla fine c’è meno caffeina che in un caffè. Questo avviene semplicemente per un fatto di quantità, visto che per preparare una tazza di tè è sufficiente una quantità minore rispetto al caffè.
La caffeina poi viene subito assimilata dallo stomaco e quindi è molto eccitante, ma nel tè c’è anche la teanina che ha proprietà calmanti che rende il tè meno eccitante. Inoltre nel tè troviamo anche i tannini che rallentano l’assimilazione della teina da parte dell’organismo.
C’è differenza nella quantità di caffeina presente fra i diversi tipi di tè?
No, è molto tenue fra tè nero, verde, oolong, mentre nel tè bianco ce ne è meno perché le foglie non sono lavorate, e la teina rimane all’interno della foglia.
Il tè, quali sono le ultime evoluzioni del mercato?
Il volume di tè consumato negli ultimi 10 anni non è cambiato. E in Francia e in Italia ancora si parla di volumi minori rispetto ai Paesi del Nord, ma quelle che sono cambiate sono la spesa e l’attenzione, che sono aumentate. Il consumatore è passato dalla grande distribuzione alle boutique specializzate e va alla ricerca di prodotti particolari, di qualità, perfino personalizzati.
Inoltre quello che è interessante che molti giovani si sono avvicinati al tè, soprattutto con i tè aromatizzati e che grazie anche alla diffusione delle notizie in rete, grazie a siti e blog, si stanno evolvendo anche verso dei tè classici.
Infine una tendenza interessante è che, pur rimanendo fortissimo il consumo di tè da parte femminile, gli uomini, soprattutto giovani, stanno diventando dei consumatori di tè, ancor prima che di caffè.
Tè e abbinamento con il cibo, come si sta evolvendo questa tendenza?
Nel mercato francese questo “matrimonio” avviene già da molto, abbiamo delle partnership con gli chef del gruppo Accor e Pullman, per sviluppare un abbinamento tra cibo e tè per offrire al consumatore la possibilità di non bere vino durante il pasto.
Per esempio il tè Pu Erh sta benissimo con la cacciagione, funghi, formaggi, proprio come un ottimo vino rosso. Il tè verde Sencha Fukuyu oggi è stato abbinato con una tartare di salmone, zenzero e sale affumicato, il Pu Erh mûr Menghaï Tuo Cha con del Castelmagno DOP o l’affumicato Lapsang Souchong con un pinzimonio di cetriolo, il mondo degli abbinamenti è vastissimo e tutto da sperimentare!
L’idratazione passa anche da un buon caffè
MILANO – Con l’avvicinarsi della stagione calda ritorna l’attenzione alle necessità di una corretta idratazione dell’organismo. E’ noto che conservare un corretto equilibrio idrico è essenziale per la buona salute, e a questo fine l’assunzione di liquidi deve compensare la perdita di fluidi, così da assicurare un’adeguata idratazione dei tessuti corporei.
Accade così che in questa fase dell’anno riemerga il falso mito della correlazione tra consumo di caffè e disidratazione. Facciamo chiarezza: studi condotti fra il 1997 e il 2005 hanno evidenziato che la caffeina consumata ad alte dosi (pari o superiori a 500 mg), eserciterebbe un modesto effetto diuretico, instaurando un meccanismo di tolleranza tale da ridurre il potenziale diuretico.
Su questo tema si è espressa SISA (Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione), che precisa: “La maggior parte degli studi disponibili sono stati condotti utilizzando caffeina pura al punto da rendere non confrontabili i dati ottenuti con gli studi che somministrano sui soggetti volontari la bevanda caffè”.
“In particolare – prosegue SISA – uno studio[1] pubblicato nel 2000 ha mostrato l’assenza, in partecipanti abituati alla assunzione di caffeina (circa 3 mg/kg/die), di effetti negativi sullo stato di idratazione, tanto da spingere i ricercatori a pronunciarsi circa l’infondatezza del suggerimento di escludere bevande contenenti caffeina dal fabbisogno quotidiano di liquidi”.
Conclude SISAUn secondo e più recente studio[2] – che ha stimato l’acqua totale corporea attraverso il metodo considerato di elezione, attraverso la tecnica della “doubly labelled water diluito” in bevitori abituali di caffè – ha mostrato con molta chiarezza l’inesistenza del rischio di disidratazione in presenza di normali o modeste assunzioni di caffè da parte di consumatori abituali”
Un altro aspetto particolarmente interessante, del quale negli ultimi anni si sono interessati svariati gruppi di ricerca, riguarda l’assunzione di caffè da parte degli sportivi, potenzialmente più a rischio di disidratazione nello svolgimento abituale di sforzi fisici comportanti un’intensa sudorazione e/o in gare di resistenza, spesso in ambienti caldo-umidi.
Anche in questi casi le conclusioni sono state piuttosto concordi: né la caffeina né il caffè come tale hanno dimostrato di esercitare, durante l’esercizio fisico, un’ influenza negativa sull’equilibrio idrico, sul bilancio idroelettrolitico o sulla termoregolazione. In aggiunta a ciò, le esperienze condotte hanno messo in luce, in occasione della interruzione della assunzione di caffè e thè, evidenti effetti negativi sulle prestazioni.
Anche in estate quindi, un’assunzione moderata, pari a 400 mg di caffeina al giorno (circa 4-5 tazzine di caffè), è sicura nella popolazione adulta, parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo.
Caffè e sensorialità, il percorso di Coffee and health
– Con aroma si definisce un odore, mentre con gusto si definisce la sensazione percepita dalla lingua e descrive note di salinità, dolcezza, asprezza o amarezza. Il sapore è una combinazione di aroma e gusto.
– Nel caffè molti composti volatili sono associati al sapore, di questi una piccola parte è responsabile dell’aroma del caffè.
– Gli esperti definiscono e descrivono l’aroma e il gusto del caffè creando profili che si differenziano per tipo di chicco, posizione geografica, grado di tostatura e metodo di preparazione.
– Bere caffè è un’esperienza multisensoriale influenzata non solo dal tipo di caffè, dal metodo di preparazione e dall’aggiunta di altre sostanze, ma anche dal contesto, il tipo di tazza incluso.
Introduzione:
Milioni di persone in tutto il mondo bevono caffè e i suoi composti sono stati ampiamente studiati. L’esperienza sensoriale di bere una tazzina di caffè è uno degli aspetti chiave della bevanda e regala aromi, gusti e sapori unici. Il tipo di caffè, il grado di tostatura e il metodo di preparazione influenzano l’esperienza sensoriale del caffè nel suo complesso.
Aroma, gusto e sapore:
Aroma, gusto e sapore sono concetti strettamente legati l’un l’altro, sebbene abbiano definizioni ben distinte. L’aroma è descritto come un odore percepito dal naso, a livello retronasale e dalla parte posteriore della bocca dove la cavità nasale e quella orale si uniscono. Il gusto è la sensazione percepita dalla lingua e descrive note di salinità, dolcezza, asprezza, amarezza o umami. Il sapore è descritto come una combinazione di aroma e gusto.
Gusto e aroma sono strettamente legati e sono entrambi percepiti grazie a quei processi delle aree del sistema limbico che partecipano alle emozioni. L’aroma gioca un ruolo particolare nel rievocare pensieri ed emozioni che nascono da esperienze e ricordi precedenti. Gli esperti di analisi sensoriale descrivono il gusto e l’aroma del caffè in maniera molto dettagliata e riescono a distinguere le diverse origini dei chicchi di caffè, il grado di tostatura e i metodi di preparazione.
Aroma e sapore: composizione del caffè
L’aroma è una delle prime sensazioni che si percepiscono quando si prepara o si beve una tazzina di caffè. Eppure, essendo per lo più costituito da “composti volatili” che evaporano facilmente a temperatura ambiente, l’aroma è anche una delle componenti più variabili dell’esperienza sensoriale.
Sono stati individuati circa 850 composti volatili associati al sapore del caffè. Comunque una piccola quantità di essi (circa 40 composti volatili) con soglie olfattive basse e/o concentrazioni alte contribuisce in maniera sostanziale all’aroma.
I principali composti volatili del caffè includono composti carbonilici, solforati, aliciclici aromatici benzenoidi ed eterociclici. L’aroma del caffè si sprigiona dai diversi composti volatili prodotti durante la tostatura.
L’olio di caffè, che rappresenta circa il 10% nei chicchi di caffè tostati, contiene la maggior parte del sapore.
Per tale motivo i chicchi di caffè verde, o i chicchi prima di essere tostati, hanno un profilo aromatico limitato, spesso descritto con note verdi o di muffa.
Eppure i chicchi verdi contengono un gran numero di precursori inclusi zuccheri, altri carboidrati e composti di azoto, che si trasformano in composti aromatici durante il processo di tostatura.
La tostatura innesca nei chicchi una serie di processi chimici facendo sviluppare composti volatili che contribuiscono al profilo aromatico.
Questi processi comprendono la Reazione di Maillard, o imbrunimento non enzimatico (ottenuta dal calore applicato ai composti contenenti azoto e carboidrati), la degradazione di Strecker (ottenuta dall’interazione fra amminoacidi e un composto carbonilico nell’acqua) e la degradazione di amminoacidi individuali, trigonellina, zucchero, acidi fenolici e lipidi.
Descrittori di aroma e sapore:
Il caffè regala una miscela complessa di diversi sapori che insieme producono una serie di esperienze sensoriali. Il profilo sensoriale di una tazza di caffè varia a seconda di diversi fattori: il tipo e la miscela dei chicchi di caffè, la provenienza geografica, il metodo di tostatura e quello di preparazione.
Al variare di uno di questi aspetti varia l’esperienza sensoriale che si ottiene da una tazzina di caffè nel suo complesso sia durante la preparazione che durante il consumo del caffè stesso.
Gli esperti di analisi sensoriale descrivono profili specifici di aroma e sapore per distinguere i diversi tipi di caffè e di tostature. L’aroma e il gusto sono i fattori determinanti per la scelta del caffè.
I descrittori dell’aroma del caffè includono floreale, noci, affumicato, erbaceo, mentre i descrittori del gusto includono acidità, amarezza, dolcezza, salinità e asprezza.
Il grado di tostatura influenza i profili aromatici. La ricerca ha dimostrato che una tostatura più chiara preserva le note di erba e frutta, mentre una tostatura più scura aumenta gli aromi di affumicato e bruciato e riduce l’acidità.
La ricerca in vitro suggerisce che la produzione di saliva può modificare la percezione dell’aroma con dei risultati differenti a seconda del metodo di preparazione. Inoltre qualcuno suggerisce che dei sorsi più grandi di caffè rilascino un aroma più forte.
Interazioni multisensoriali:
La preparazione e il consumo di caffè regalano un’esperienza multisensoriale che nasce dalla combinazione dei sensi della vista, dell’olfatto, del gusto e del tatto.
L’esperienza è influenzata anche dalla temperatura e dal contesto in cui si consuma il caffè.
Raggiungere tutti i sensi:
L’intera esperienza sensoriale va dal momento della preparazione a quello della fruizione.
Essa inizia dall’aroma che si sprigiona con l’apertura del contenitore, fino agli stimoli visivi durante la preparazione inclusi il colore del caffè e la presenza di crema o schiuma di caffè.
Probabilmente l’esperienza sensoriale di gustare una tazzina di caffè inizia nel momento in cui entrando in un negozio di caffè si sente il suono di una macchina del caffè, e la ricerca suggerisce che quel suono gioca un ruolo fondamentale nel rapporto giornaliero del cliente con i prodotti, spesso influenzandone i processi cognitivi, le emozioni e il comportamento.
Infine, sia l’aroma che il gusto del caffè contribuiscono all’esperienza della degustazione. L’aggiunta di latte o zucchero a una tazza di caffè non solo ne altera il sapore ma può anche modificarne l’aroma, come suggerisce una ricerca secondo cui i livelli di aroma si abbassano con l’aggiunta di altre sostanze.
I ricercatori inoltre suggeriscono che il latte omogeneizzato a ridotto contenuto di grassi, con globuli di grasso proporzionalmente più piccoli, può determinare un gusto e un aroma più intensi in confronto al latte intero.
L’aspetto:
L’aspetto visivo del caffè e il modo in cui viene presentato possono giocare un ruolo importante nell’esperienza multisensoriale e possono influenzare la percezione del gusto.
La ricerca suggerisce che il colore della tazza in cui viene servito può influenzare la percezione del gusto del caffè.
Ad esempio è stato dimostrato che una tazza bianca migliora la valutazione dell’intensità del caffè che è stato descritto come meno dolce rispetto al caffè servito in una tazza trasparente o blu.
Un altro studio sull’arte del latte ha rivelato che una forma angolare, rispetto a una forma rotonda, influenza le aspettative della gente riguardo la piacevolezza, l’amarezza e la qualità della bevanda.
L’aumento della consistenza del caffè è stato associato a una riduzione del sapore e dell’aroma del caffè stesso.
Effetti fisiologici dell’aroma:
Prove aneddotiche suggeriscono che la percezione dell’aroma del caffè può avere un impatto sulla concentrazione, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche che lo confermino. La ricerca suggerisce comunque che l’aroma può scatenare emozioni ed evocare ricordi. Le ricerche condotte sugli animali suggeriscono che l’aroma dei chicchi di caffè tostati può avere un effetto rilassante sugli animali privati del sonno, ma questo deve ancora essere confermato negli esseri umani.
Caffè, 10 buoni (e sani) motivi per berlo
Dalla proprietà antiossidanti, agli effetti benefici sul fegato e il buon umore, fino alla riduzione dei sintomi del morbo di Parkinson: ecco perchè il caffé fa bene.
C’è chi lo preferisce espresso, chi all’americana e chi in una delle numerosissime varianti ormai in circolazione in ogni angolo del mondo, ma sicuramente non c’è adulto che non abbia mai provato a bere un caffè. Per molti è un rito, per tanti un’abitudine, soprattutto al mattino, per quasi tutti è soprattutto un piacere. Ma le opinioni riguardo alle controindicazioni del caffè lo reso “amaro” a chi alla salute proprio non vuole rinunciare. Ora però arrivano buone notizie per tutti gli amanti del caffè: fa bene al cervello, alla pelle e al corpo.
A riassumere i 10 buoni (e sani) motivi per berlo ci ha pensato l’Huffington Post , che li ha riassunti in questo “decalogo”:
1) E’ ricco di antiossidanti: secondo uno studio condotto nel 2005 dalla University of Scranton, negli Usa, non solo il caffè sarebbe ricco di questi elementi fondamentali per contrastare l’invecchiamento, ma gli antiossidanti contenuti nella bevanda sarebbero anche maggiormente assorbiti dal nostro corpo rispetto a quelli che si trovano ad esempio in frutta e verdura.
2) Il semplice profumo del caffè ha la capacità di far sentire meno stressati: che l’aroma del caffè sia un toccasana per le narici degli intenditori è un dato di fatto, ma una ricerca della Seul National University si è spinta oltre, esaminando il cervello dei topi sotto stress per carenza di sonno e dimostrando come il solo profumo del caffè riusciva a provocare cambiamenti nelle proteine che causavano questo stress.
3) Il caffè può ridurre i sintomi del morbo di Parkinson: a sostenerlo è stato uno studio del dottor Ronald Postuma , che nel 2012 ha dimostrato come la bevanda aiuti a controllare i movimenti in chi soffre di questa malattia
4) Il caffè fa bene al fegato, specie se si bevono alcolici: in questo caso la prova viene da uno studio che ha esaminato 125 mila persone , arrivando alla conclusione che coloro che bevono almeno una tazza di caffè al giorno hanno il 20% di probabilità di ammalarsi di cirrosi epatica, ovvero la patologia tipica di chi fa un consumo eccessivo di alcol.
5) Bere caffè riduce la propensione al suicidio: a scomodarsi a dimostrare questi effetti benefici del caffè è stata questa volta la Harvard School of Public Health , secondo la quale bere tra le 2 e le 4 tazze di caffè al giorno riduce del 50% il rischio di suicidio.
6) Il caffè abbassa il rischio di tumore alla pelle: in questo caso il beneficio è circoscritto alle sole donne, come dimostrato da una ricerca della Brigham and Women’s Hospital and Harvard Medical School, su un campione di oltre 112 mila donne e uomini, esaminati in un arco temporale di 20 anni.
7) Il caffè rende atleti migliori: a riferirlo è il New York Post che, citando alcuni studi spiega come la caffeina abbia effetti benefici soprattutto in coloro che si cimentano in discipline di lunga durata, come la maratona o il ciclismo, perché aiuta a bruciare le riserve di grasso.
8) Dimezza il rischio di diabete di tipo 2: secondo uno studio della American Chemical Society , il consumo di 4 o più tazze di caffé al giorno può ridurre le probabilità di ammalarsi di questa forma di diabete del 50%. Per ogni tazza di caffé in più il rischio si abbasserebbe del 7%.
9) Il caffé fa bene al cervello, migliorando l’intelligenza e riducendo il rischio di Alzheimer: alcuni ricercatori della University of South Florida e della University of Miami hanno scoperto che le persone con più di 65 anni con livelli di caffeina maggior nel sangue sviluppavano il morbo di Alzheimer da 2 a 4 anni dopo rispetto a coloro che invece avevano poca caffeina nel sangue. “Non si può dire che un moderato consumo di caffé possa proteggere completamente le persone dall’Alzheimer – ha commentato il dottor Chuanhai Cao – tuttavia siamo fermamente convinti che possa ridurre in modo apprezzabile il rischio di ammalarsi o di contrarre il morbo più tardi”. Come se non bastasse, già da alcuni anni è dimostrato come il caffé renda “più intelligenti”, nel senso che permette al cervello di lavorare in modo più efficiente e brillante, nonostante una condizione di carenza di sonno. Questo grazie alla caffeina che migliora la concentrazione e l’attenzione, nonostante si sia dormito poco.
10) Il caffé rende più felici: quella che può sembrare una banalità è stata invece dimostrata da uno studio del National Institute of Health, che ha provato come, in coloro che bevono 4 o più tazze di caffé, c’è il 10% di probabilità in meno di sentirsi depressi rispetto a coloro che non hanno mai bevuto un caffé. Per questo la bevanda, in virtù dei suoi antiossidanti, viene considerata un ottimo rimedio contro la depressione.
Le ricerche riportate sono state effettuate prevalentemente negli Stati Uniti e naturalmente va considerato che le tazze di caffè oltreoceano non hanno quasi nulla in comune con le tazzine “concentrate” alle quali siamo abituati in Italia. Gli effetti benefici della caffeina, però, sono dimostrati, con sommo piacere degli amanti dell’espresso.
Espresso assolto. Si erano sbagliati
MILANO – Dalla tazzina di caffè nessun rischio tumore: oggi la diffusione del documento ufficiale. Sì perché nessun rischio tumore dal caffè: la tazzina è stata assolta da una ventina esperti internazionali che hanno elaborato l’attesissimo parere dello Iarc (l’agenzia internazionale dell’OMS – Organizzazione mondiale della Sanità o WHO ? World Health Organization – secondo la più diffusa sigla in inglese – per la ricerca sul cancro).
Un rapporto molto atteso sia per la diffusione planetaria della bevanda sia anche perché nel 1991 il caffè era stato valutato possibilmente cancerogeno (classificato come 2 b) per il cancro alla vescica. Dopo il nuovo esame, si è appreso, entra nella categoria 3 dove non ci sono evidenze di rischio.
L’esame da parte dello Iarc, ha messo sotto la lente di ingrandimento 500 studi tutti valutati e riconosciuti attendibili scientificamente che hanno permesso di declassare il rischio per la bevanda fra le più amate nel mondo.
Gli studi degli anni ’90 infatti avevano rilevato un rischio maggiore per il tumore alla vescica e il consumo si caffè. Rischio poi non confermato dalle ricerche degli ultimi 25 anni che anzi ne hanno valutato addirittura, come testimoniato dalle pubblicazioni scientifiche, un effetto protettivo su due tumori: quello dell’utero e quello del fegato.
Il parere valuta un consumo medio di 3-4 tazzine al giorno su una popolazione normale, cioè si persone che non soffrono di malattie come la cirrosi. Gli esperti in futuro analizzeranno anche le possibili relazioni fra tè e tumori.
Non è un problema: così si tolgono le macchie di caffè
Togliere una macchia di caffè non è affatto semplice, ma proviamo ad affrontare il problema da chimici e a porci quindi delle domande per inquadrarlo meglio.
La prima domanda è: da quanto tempo c?è la macchia?
Una macchia fresca si rimuove più facilmente di una che abbia avuto il tempo di penetrare profondamente nelle fibre del tessuto. In caso di macchie vecchie potrebbe essere quasi impossibile intervenire in modo efficace.
La seconda domanda è: che tipo di tessuto dobbiamo trattare?
Prove sperimentali hanno dimostrato che il caffè ha poca affinità con il poliestere, che quindi si smacchierà facilmente , un po? di più con il cotone, moltissima con il nylon. C?è poi il problema del tessuto colorato e il rischio che, con la macchia, venga via anche il colore. Un altro ostacolo sono tessuti delicati come lana e seta, sempre difficili da trattare.
La terza domanda fondamentale è: che cosa è il caffè?
Una prima risposta a questa domanda potreste darla anche voi . A occhio sembrerebbe una soluzione, ma proviamo a farlo attraversare da un laser e si nota benissimo l?effetto Tyndall.
Siamo quindi in presenza di una soluzione colloidale, il che significa, che non tutte le sostanze contenute nel nostro caffè sono perfettamente solubili in acqua : alcune sono disperse sotto forma di micelle.
Possiamo poi aggiungere un?altra informazione sulla sostanza in esame misurando il suo pH. No, non voglio ancora svelarvi i segreti del pH, ma per ora vi dirò solo che le sostanze possono essere comprese in tre grandi gruppi: sostanze acide, neutre, basiche ed esistono strumenti che ci permettono di effettuare questa suddivisione.
Quello più semplice è questa striscia gialla chiamata indicatore universale.
Nel nostro corso di chimica scopriremo anche altri indicatori, alcuni davvero sorprendenti, che ci aiuteranno a capire qualcosa di più di quanto è intorno e dentro di noi.
Questo ad esempio è quello che si può fare con l?acqua in cui sono state bollite le patate violette
Tornando al nostro indicatore, è in grado di cambiare colore a seconda del pH di una sostanza: rosso pH acido, verde neutro, blu basico.
Scopriremo quindi che un limone è acido, l?acqua distillata neutra, il detersivo per i piatti basico e scopriremo poi che ci sono diversi gradi di acidità (da 1 a 6)e di basicità ( da 8 a14), ma un solo valore(7) per la neutralità. Acidi e basi, reagendo fra di loro, possono neutralizzarsi, formando sostanze che danno un pH neutro.
Tornando al nostro caffè, l?indicatore ci dice che abbiamo a che fare con una sostanza lievemente acida.
Ricapitoliamo: il caffè è composto da sostanze solubili in acqua, da sostanze insolubili e ha un pH lievemente acido.
Bene ora tenete ben presente questa frase
Similia similbus solvuntur
Bel suono vero? Una frase sibilante e sibillina degna di un vero mago. Anche la traduzione italiana fa la sua figura: Il simile scioglie il suo simile
Furono gli alchimisti (personaggi del passato un po? filosofi, un po? maghi, un po? cialtroni, ma molto sperimentatori) a coniare questa espressione proprio sulla base delle loro esperienze.
Se mettiamo assieme acqua e olio, si forma un sistema in cui sono visibili due fasi perfettamente separate fra di loro. Potremmo dire, ?all?alchimista?, che queste due sostanze non sono simili.
Ora proviamo a sciogliere diverse sostanze nell? acqua e nell? olio. Sperimentalmente vedremo che ci sono sostanze che si sciolgono solo in acqua e altre che si sciolgono solo in olio. Sempre, ?all? alchimista?, diremo che le une sono simili all?acqua le altre all?olio. Ma simili in cosa? Il chimico ha voluto vederci chiaro in questa faccenda e il simile/non simile dell?alchimista si è trasformato in polare/ non polare. In attesa di affrontare l?argomento in laboratorio provate a guardare questo ppt.
A questo punto sappiamo abbastanza per passare al lato pratico
Supponiamo di aver macchiato con il caffè, una maglietta di cotone bianca; due sono le possibilità:
A) intervenire subito.
? tamponare con qualcosa di assorbente per eliminare le particelle sospese,
? lavare subito con acqua. La gran parte delle sostanze presenti nel caffè è solubile in acqua. Ricordate gli alchimisti!
? se la macchia non accenna a scomparire utilizzare ammoniaca diluita ( basica e quindi perfetta per contrastare l?acidità del caffè).
Tornati a casa si potrà effettuare il lavaggio completo e non resterà traccia della macchia.
B) l?Intervento viene procrastinato
Ahi! Qui bisogna ricorrere alla chimica complessa dei detersivi specifici.
Si tratta di debellare quei pigmenti, insolubili in acqua, che con il tempo si sono fortemente legati al tessuto. Bisogna perciò capire come sono fatti e trovare un nemico. L?acqua non va più bene e certo l?olio non ci potrà aiutare!
Il chimico , con la sua mania di studiare e classificare ogni sostanza, ha diviso la natura delle macchie in quattro grandi categorie
Come vedete, il caffè rientra tra le macchie ossidabili. In attesa di dare un significato sensato a questa parola, diciamo che le molecole che colorano le macchie di caffè (pigmenti) devono essere ?smontate? in modo da perdere la loro capacità di assorbire la luce e perdere anche quel fastidioso color marroncino.
Esiste una sostanza, il perossido d?idrogeno (acqua ossigenata), abilissima nello smontare anche le molecole più ostinate. Non è però particolarmente selettiva e a volte smonta quelle molecole colorate che devono assolutamente rimanere integre!
Per fortuna la nostra maglietta è bianca.
Come è composto quindi un detersivo capace di eliminare una macchia di caffè? I detersivi sbiancanti contengono il percarbonato di sodio che, in acqua, rilascia perossido di idrogeno ( acqua ossigenata).
Purtroppo, l?acqua ossigenata funziona solo se si opera a T superiori a 40°C.
Per temperature al disotto dei 40°C è necessario che il nostro detersivo contenga anche uno sbiancante più efficace, come l?acido peracetico, liberato da una sostanza dal nome piuttosto inquietante di tetracetiletilendiammina (TAED).
Se poi il capo da smacchiare è colorato o è un tessuto delicato, quale lana e seta, un consiglio ? provare alla lavasecco più vicina!
Il cioccolato light grazie alla fisica
MILANO – Cioccolato light con il 20% di grassi in meno grazie all’aiuto della fisica. Per ottenerlo basta applicare un campo elettrico al prodotto quando è ancora allo stato liquido. In questo modo se ne altera la viscosità riducendo il bisogno di sostanze grasse come il burro di cacao.
Lo dimostra lo studio pubblicato dai fisici della Temple University di Philadelphia sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze, Pnas.
Il cioccolato è uno degli alimenti più apprezzati nel mondo, ma sfortunatamente – scrivono i ricercatori – contiene troppi grassi che aumentano il rischio di obesità.
Sebbene questo problema sia noto da decenni, al momento non sono state trovate soluzioni valide. Due grandi aziende produttrici hanno provato a rimpiazzare il burro di cacao con prodotti sostitutivi. Tutti a ridotto apporto calorico, che però non sono stati autorizzati alla vendita in Canada e nei Paesi dell’Europa occidentale.
Ridurre il contenuto in grassi del cioccolato è un?impresa molto difficile, proprio per la fisica che regola il comportamento delle sospensioni liquide come il cioccolato fuso durante il processo produttivo.
Il 40% di grassi
Composto per il 40% del volume da grassi, il cioccolato nasce dall’unione di cacao, zucchero, solidi del latte e altre particelle che restano sospese nella sostanza grassa liquida come il burro di cacao. Riducendo i grassi, si finisce inevitabilmente per aumentare la viscosità della miscela favorendo la produzione di grumi.
Per superare questo problema, i fisici guidati da Rongjia Tao hanno pensato di applicare un campo elettrico al flusso di cioccolato liquido. Così si inducono le particelle solide di cacao ad agglomerarsi in modo ordinato in microstrutture affusolate. Queste diminuiscono la viscosità del composto permettendo di ridurre i grassi del 10-20%.
Un metodo innovativo, che secondo gli autori dello studio apre le porte ad una nuova generazione di cioccolato più magro e salutare.
Caffè in capsula “al furano”. I ricercatori: “È cancerogeno”
Il caffè, preso in dosi non eccessive, può essere una bevanda che aiuta il nostro organismo a stare meglio: fa bene al cervello e riduce l’incidenza di malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. È inoltre un buon antiossidante e protegge il fegato.
Bisogna, però, stare attenti a ciò che consumiamo e alle sostanze chimiche che possono essere presenti nei prodotti di uso quotidiano. Alcuni ricercatori dell’ Università di Barcellona, guidati dal professor Javier Santos, hanno effettuato una ricerca sulla presenza di furano nel caffè. Le concentrazioni maggiori di questo composto tossicosono state individuate nel caffè in capsule, tra i 117 e i 244 nanogrammi per millilitro. Nell’espresso sono presenti, invece, tra i 43 e i 146 nanogrammi per millilitro, mentre nel caffè che prepariamo in casa, possiamo trovarne ancora meno: 20-78 ng/ml con quello normale; 14-65 nel decaffeinato. Il livello più basso è stato riscontrato nel caffè solubile: 12-35 ng/ml.
Ma perché il furano è così concentrato nelle capsule di caffè? Questa sostanza organica viene spesso a formarsi nel corso dei trattamenti termici degli alimenti: “La ragione di questi alti livelli”, spiega Santos, “è dovuta al fatto che le capsule, ermeticamente sigillate, impediscono al furano, che è un composto volatile, di disperdersi”.
L’EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha effettuato una valutazione del rischio del furano per la salute umana, congiuntamente con ONU, FAO e Organizzazione Mondiale della Sanità: la conclusione è che “il margine di esposizione per il furano rivela una preoccupazione per la salute umana”. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), l’ha inserita inoltre nella lista tra le possibili sostanze cancerogene per gli esseri umani.
Finora, i suoi effetti devastanti sono stati studiati pienamente solo sugli animali, ma è evidente che non si tratta di una sostanza benefica: quando associata con altre tossine “come diossine e PCB ” il furano può provocare danni molto seri. Lo ricorda, sul Fatto Quotidiano, Patrizia Gentilini medico oncologo e membro dell’ISDE: “I rischi per la salute correlati all’esposizione a tali agenti sono importanti e purtroppo non del tutto noti: certamente la TCDD ( diossina di Seveso), unitamente ad un furano e al PCB 126 sono cancerogeni certi per l’uomo ad azione multiorgano e correlati in special modo a tumori del sangue, mammella, fegato, polmone. Tuttavia, anche se l’effetto cancerogeno, in particolare per diossina e composti diossino-simili, è stato quello affrontato per primo e quindi più studiato, ciò che oggi emerge con sempre maggiore evidenza per l’insieme di queste molecole è la complessa azione di squilibrio endocrino-immuno-metabolico, per cui l’effetto oncogeno appare essere più una conseguenza, che non una diretta azione.
Anche se i ricercatori spagnoli hanno stabilito che la quantità di furano presente nel caffè non supera i limiti di legge, occorre fare sempre attenzione. Il rischio, infatti, è quello del bioaccumulo e cioè quel processo di accumulazione costante di sostanze tossiche, che possono persistere nel nostro organismo anche a livelli superiori rispetto a quelli dell’ambiente circostante.
Pochi mesi fa, ad esempio, abbiamo visto come i furani e altre sostanze tossiche (Pcb, pesticidi e ftalati) abbiano provocato non pochi danni alle donne che facevano uso di alcuni particolari tipi di cosmetici: tra i problemi di salute più gravi, l’incidenza di alcune forme tumorali e la menopausa precoce. L’ultima rilevazione su questa sostanza effettuata dall’EFSA ne ha mostrato la presenza “in vari alimenti trattati termicamente, in particolare caffè e prodotti in scatola, compresi gli alimenti in vasetti per l’infanzia”.